{"id":1330,"date":"2007-11-05T14:05:29","date_gmt":"2007-11-05T13:05:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cahiers-antispecistes.org\/?p=1330&#038;lang=it"},"modified":"2016-05-01T14:11:22","modified_gmt":"2016-05-01T12:11:22","slug":"per-mondo-senza-rispetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cahiers-antispecistes.org\/it\/per-mondo-senza-rispetto\/","title":{"rendered":"Per un mondo senza rispetto"},"content":{"rendered":"<div class=\"champ contenu_texte\">\n<div class=\"texte\" dir=\"ltr\">\n<p>Mi ricordo ancora bene di una discussione avuta parecchi anni fa, che mi aveva parecchio colpito perch\u00e9 avevo avuto la brutale percezione di ci\u00f2 che significa veramente l\u2019idea di \u00abrispetto\u00bb.<\/p>\n<p>Avevo discusso a lungo con un amico ecologista riguardo a quanto potesse esser giusto mangiare carne, e poco a poco, in seguito a numerose argomentazioni e contro-argomentazioni, vedevo avvicinarsi il momento in cui lui avrebbe dovuto logicamente convenire che mangiare degli animali era un\u2019ingiustizia nei loro confronti, e che questa ingiustizia non era n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno importante nel caso si fosse trattato di uomini. Ma alla fine, la mia delusione fu grande, perch\u00e9 lui pose fine al dibattimento dichiarando che ci\u00f2 che dicevo non era falso, ma non comportava necessariamente il rifiuto della consumazione di carne: <i>invece<\/i>, aggiunse, \u00e8 importante rivedere il nostro relazionarci agli animali e non trattarli pi\u00f9 come della semplice materia. L\u2019importante, concluse, \u00e8 mantenere o ristabilire un rispetto dell\u2019animale. Tale rispetto per lui, ahim\u00e9, non comportava l\u2019esclusione dell\u2019alimentazione carnivora, n\u00e9 tantomeno della carneficina che ne consegue, e mi diceva peraltro di ammirare e voler ritrovare il grande rispetto che provavano gli indiani dell\u2019America per gli animali che cacciavano, in cui questi vedevano dei loro pari di cui si servivano con ripugnanza e con molto dispiacere, e che uccidevano solamente dopo avere chiesto loro pi\u00f9 volte perdono ed essersi palesemente scusati del male loro inflitto.<\/p>\n<p>In effetti, gi\u00e0 all\u2019epoca questa nozione di rispetto mi era stata pi\u00f9 volte argomentata in circostanze simili, e di recente ho avuto occasione di sentirla ancora. Poich\u00e9 questo argomento ritorna spesso nelle conversazioni, ritengo utile spendere due parole a riguardo. Questa nozione sembra rivestire un grande valore agli occhi di chi la utilizza, perch\u00e9 sembra che possa chiudere agevolmente e senza replica una divergenza o un conflitto, e far cessare il dibattito riconciliando le posizioni avverse. Ma per me \u00e8 inaccettabile: si tratta, infatti, di un gioco delle tre carte che mira proprio ad aggirare la questione, e che in tal senso assomiglia soprattutto ad una prestidigitazione verbale.<\/p>\n<p>Quel rispetto, di cui si fa cos\u00ec grande uso e che si invoca cos\u00ec facilmente, \u00e8 puramente astratto, perch\u00e9 concerne soltanto la disposizione mentale del dominante, il suo atteggiamento psicologico, e in pratica non comporta quasi nessuna conseguenza, alcun cambiamento nelle azioni. Nel contesto della discussione di cui parlavo non si trattava che di un modo in pi\u00f9 per negare gli interessi degli animali, focalizzando l\u2019attenzione e l\u2019importanza non sugli effetti concreti di una relazione o di un\u2019azione (quale era il mio proposito) ma sullo stato d\u2019animo che l\u2019accompagna. \u00c8 proprio il rifiuto di dare importanza ad altri aspetti che non alla vita del dominante, rimandando le tribolazioni del dominato a differenti casi di significato (positivi o negativi) <i>per il dominante<\/i>. Ci\u00f2 che contraddistingue alla fine l\u2019evocazione di questo rispetto \u00e8 proprio il rifiuto di considerare gli interessi dei dominati. E questo negando del tutto la dominazione, quella che esercitiamo, per valorizzare al contrario noi stessi tramite l\u2019affermazione del nostro eccellente stato d\u2019animo, della nostra buona volont\u00e0 (\u00abnon abbiamo cattive intenzioni, al contrario, siamo in buona fede: siamo ri-spet-to-si\u00bb).<\/p>\n<h2>\u00c8 rispettabile il rispetto che provano i dominanti?<\/h2>\n<p>Da bambino, la parola \u00abrispetto\u00bb faceva parte di quelle parole misteriose delle quali non riuscivo ad individuare precisamente il senso, delle quali non sapevo sbrogliare la matassa dei molteplici significati, che mi apparivano contraddittori sotto ogni aspetto. \u00c8 stato solamente molto pi\u00f9 tardi, quando ho potuto stabilire un rapporto netto tra \u00abrispettare\u00bb e \u00abportare rispetto\u00bb, che le cose si sono chiarite.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, \u00abrispettare i propri genitori\u00bb significa essenzialmente: \u00abtemerli\u00bb e, nella pratica, comportarsi in modo da non doverli temere. Ma anche non smascherare l\u2019impostura della loro \u00abautorit\u00e0\u00bb, non metterla in discussione.<\/p>\n<p>In un altro campo delle relazioni inter-umane, un magnifico proverbio russo esprime il concetto molto bene e con candore: \u00ab\u00c8 possibile che una moglie ami il marito che non la picchia mai, ma non \u00e8 possibile che lo rispetti<span class=\"spip_note_ref\">\u00a0[<a id=\"nh1\" class=\"spip_note\" title=\"Proverbio citato da \u00c9lise Boulding, \u00abLes Femmes et la Violence sociale\u00bb,\u00a0(...)\" href=\"#nb1\" rel=\"footnote\">1<\/a>]<\/span>\u00bb.<\/p>\n<p>Ed infatti, quando si parla di rispetto lo si fa quasi sempre in seno a relazioni di conflitto (tra eguali) o, pi\u00f9 spesso ancora, in seno a relazioni di dominazione.<\/p>\n<p>Esempio in caso di conflitto: \u00abIo rispetto le tue idee, tu rispetta le mie!\u00bb, o ancora: \u00abIo rispetto te, tu rispetta me allora!\u00bb. Non \u00e8 nient\u2019altro che un accordo \u00abniente per niente\u00bb basato su reciproche minacce: \u00abIo non attacco te, tu non attacchi me\u00bb. Oh, che bella, encomiabile relazione quella dove ogni discussione viene evitata in questo modo! Quel rispetto l\u00ec rievoca i rapporti di forza come lo stato di non-belligeranza ottenuto con la corsa agli armamenti nucleari, e certamente non scaturisce da una reale considerazione. Si tratta sempre di marcare un territorio al quale l\u2019altro non si avviciner\u00e0, di individuare una <i>no man\u2019s land<\/i>, di tenere l\u2019altro a \u00abrispettosa distanza\u00bb.<\/p>\n<p>Parlando di una relazione di amicizia, certamente non sarei mai tentato di definirla rispettosa, ma semmai, per esempio, come relazione di stima. E cos\u00ec per ogni relazione realmente egualitaria ed amichevole, per le quali la nozione di rispetto sembra, in effetti, fuori luogo. Perch\u00e9 non ho alcuna distanza da mantenere, e neanche niente da mascherare. D\u2019altronde non si smette di citare (e non di evocare, bens\u00ec di invocare!) il rispetto nelle relazioni genitori-figli, uomo-animale, uomo-donna, cos\u00ec come nelle relazioni tra diverse comunit\u00e0, ecc. Personalmente, quando adesso sento parlare di rispetto, o allo stesso modo di tolleranza (un\u2019altra idea generalmente dello stesso stampo), mi viene la nausea.<\/p>\n<h2>Tolleranza, galanteria e chi pi\u00f9 ne ha pi\u00f9 ne metta.<\/h2>\n<p>\u00abIo sono tollerante, rispetto gli omosessuali (o gli arabi, ecc.), loro possono fare ci\u00f2 che vogliono, finch\u00e9 non m\u2019infastidiscono!\u00bb. Finch\u00e9 si tengono a distanza e restano piccoli piccoli: che stiano in riga e restino al posto loro. Non per niente in Olanda si parla molto nei luoghi contestatari di \u00abtolleranza repressiva\u00bb. In un\u2019ottica di dominazione tolleranza o rispetto significano nel migliore (?) dei casi indifferenza, quando non sono in realt\u00e0 una stigmatizzazione, quando non si punta il dito contro. In un\u2019ottica egualitaria sono parole che non hanno pi\u00f9 ragion d\u2019essere, o, meglio, non hanno pi\u00f9 senso.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 \u00e8 illustrato benissimo dall\u2019evoluzione della galanteria in questi ultimi decenni; \u00e8 tipicamente una di queste forme di rispetto che, in un\u2019ottica generale di dominazione, obbliga al minimo indispensabile: la galanteria esige che un uomo lasci passare le donne davanti a s\u00e9, che ceda il suo posto sull\u2019autobus alle donne incinte, ma non impone per niente che passi lo straccio sul pavimento o badi ai marmocchi, che faccia la spesa o accetti che la sua met\u00e0 lavori (per fare solamente qualche esempio). La galanteria esige delle testimonianze di considerazione che costano poco, ma che fruttano molto: sono testimonianze pubbliche e largamente pubblicizzate, che fan s\u00ec che chiunque garantisca che Tal dei Tali tratta bene le donne e le tiene in alta considerazione. Essere galante significa prendere due piccioni con una fava: si mantiene la confusione nelle dominate (\u00abma no, lui non mi disprezza mica, lui <i>mi rispetta<\/i>\u00bb) e si rinforza il dominante nel suo bel ruolo. Ora, a partire dal momento in cui un numero sufficiente di donne si sono pubblicamente opposte, dove la dominazione \u00e8 stata <i>detta<\/i>, la galanteria ha perso la sua funzione di maschera ed \u00e8 progressivamente scomparsa: non ha pi\u00f9 molti motivi di esistere \u2013 senza nemmeno, del resto, che l\u2019uguaglianza uomo-donna si sia realmente realizzata: oggi si parte dal postulato, implicito e comodo, che le donne avrebbero oramai le stesse possibilit\u00e0 degli uomini di realizzare liberamente la loro vita, e che la societ\u00e0 attuale proporrebbe loro un\u2019opportunit\u00e0 di scelte ampia e di facile accesso come per gli uomini, ma queste possibilit\u00e0, molto spesso, sono soltanto formali.<\/p>\n<p><span class=\"spip_document_170 spip_documents spip_documents_right\"> <img loading=\"lazy\" class=\"alignleft\" src=\"http:\/\/www.cahiers-antispecistes.org\/wp-content\/uploads\/IMG\/gif\/yb01_it.gif\" alt=\"\" width=\"294\" height=\"352\" \/><\/span>Si potrebbe fare lo stesso discorso per ci\u00f2 che riguarda la funzione dello \u00abspirito cavalleresco\u00bb, per gli amanti dei vecchi tempi (la \u00abdifesa della vedova e dell\u2019orfano\u00bb da parte di quelli stessi che li rendevano vedove od orfani!), o quello del paternalismo nelle imprese o nelle Colonie; il declino del paternalismo, del resto, \u00e8 dovuto non alla scomparsa dei rapporti inegualitari \u2013 in tal caso si saprebbe! \u2013 ma piuttosto alla loro trasformazione: il neo-colonialismo ha sostituito il colonialismo di pap\u00e0, e, nelle imprese, la Modernit\u00e0 ha instaurato nuove maschere, di buona efficacia, che sono la partecipazione e la concertazione sociale.<\/p>\n<p>Del resto, anche <i>nel contesto<\/i> del neo-colonialismo e della miseria cronica, che preserva le \u00abnecessit\u00e0\u00bb economiche e geopolitiche dei paesi dominanti nel resto del mondo, gli aiuti umanitari (o bellico-umanitari), oggi fiorenti grazie al grande supporto mediatico, dovrebbero apparire per ci\u00f2 che realmente sono: galanteria, pura galanteria. Affinch\u00e9 smettano di esserlo, non \u00e8 la carit\u00e0 che ci vuole, ma una reale <i>condivisione<\/i> delle ricchezze.<\/p>\n<h2>E il rispetto che provano i dominati?<\/h2>\n<p>Il rispetto entra in scena in diversi modi, e riveste delle funzioni evidentemente diverse a seconda che si tratti di ci\u00f2 che <i>deve<\/i> provare il dominato per suo dominante, o di quello che quest\u2019ultimo <i>dice<\/i> di provare nei confronti del suo dominato. Il primo, costretto ma generalmente ritenuto libero e naturale, mira a tenere lontano il dominante, nella sua falsit\u00e0 e superiorit\u00e0, a non smascherarlo, a non spogliarlo del suo prestigio: rispettare il re \u00e8 evitare di vedere che il re \u00e8 nudo. Rispettare la legge, rispettare la democrazia, \u00e8 legittimarle. Non dissacrare l\u2019idolo, il feticcio, non avvicinarsi al suo piedistallo per non farsene un\u2019idea troppo precisa che romperebbe l\u2019incanto. Il rispetto del dominato per ci\u00f2 che lo domina, e che lui ritiene superiore, non \u00e8 fondamentalmente diverso da un rispetto religioso. Pu\u00f2 anche essere, dopo un po\u2019 di contorsioni mentali, che si dia per amore, libert\u00e0 o razionalit\u00e0; alla base, resta fondato sul timore<span class=\"spip_note_ref\">\u00a0[<a id=\"nh2\" class=\"spip_note\" title=\"Come, in situazione di costrizione, si possa essere portati a credersi\u00a0(...)\" href=\"#nb2\" rel=\"footnote\">2<\/a>]<\/span>. Ma in ogni caso \u00e8 sempre un rispetto che si traduce in atti di deferenza e sottomissione. Per un dominato, rispettare \u00e8 sottomettersi.<\/p>\n<p>Il rispetto che dice provare il dominante, al contrario, ha come caratteristica principale il non tradursi in alcun atto (o al limite in pochissimi): esso \u00e8 <i>detto<\/i>, ed \u00e8 soltanto questo. Non vuole intervenire nella realt\u00e0, concretizzarsi, ma mira a trasfigurare la realt\u00e0 nell\u2019immaginario per non doverla rimettere in causa. Esso ha anche per funzione il mascherare i rapporti di dominazione, talvolta consciamente, ma spesso inconsciamente (ma non \u00e8 questo il vero problema). L\u2019invocazione del rispetto \u00e8 allora un\u2019invocazione magica che fa rientrare sulla retta via una realt\u00e0 che altrimenti apparirebbe inquietante e malsana.<\/p>\n<p>Il rispetto: maschera, legittimazione, tenuta a distanza.<\/p>\n<p>Questo spiega benissimo perch\u00e9 quando si parla di mangiare animali tante persone, spontaneamente, trovano il modo di inserire nella conversazione il fatto che loro si sentano vicine a questa sensibilit\u00e0, a quel rispetto che avevano gli indiani d\u2019America, che, quando bastonavano, sventravano, intrappolavano, pescavano, ecc. un animale gli andavano subito vicino a chiedergli perdono. In tutta franchezza, io non so perch\u00e9 gli indiani si dedicassero a questo genere di ginnastica mentale<span class=\"spip_note_ref\">\u00a0[<a id=\"nh3\" class=\"spip_note\" title=\"Ma ho una mia idea in proposito. Gli indiani ai quali si fa riferimento\u00a0(...)\" href=\"#nb3\" rel=\"footnote\">3<\/a>]<\/span>, ma vedo benissimo l\u2019interesse che ha la gente in Occidente a rivendicarlo tanto spesso: un tale rispetto non obbliga rigorosamente a niente, perch\u00e9 \u00e8 solo un atteggiamento mentale, e in particolare non cambia niente per l\u2019animale interessato; al contrario, permette all\u2019oppressore di preservare la sua buona fede, ovvero di negare la dominazione (perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 cattiva intenzione), di preservare un\u2019immagine valorizzata di se stesso. Questo rispetto resta platonico, e permette di tutelare la sostanza: il fatto di uccidere l\u2019animale.<\/p>\n<h2>Dignit\u00e0 degli uni e rispetto degli altri: la difesa animale.<\/h2>\n<p>Un altro esempio ancora viene dalla Dichiarazione Universale dei Diritti degli Animali<span class=\"spip_note_ref\">\u00a0[<a id=\"nh4\" class=\"spip_note\" title=\"Qui mi permetto di riprendere alcuni passaggi di un precedente articolo ,\u00a0(...)\" href=\"#nb4\" rel=\"footnote\">4<\/a>]<\/span>, a firma di un\u2019associazione della difesa animale: la Lega francese per i Diritti degli animali (LFDA). Questa dichiarazione, che gode di una certa fama tra i media, non mira a nient\u2019altro, sotto la parvenza di promuovere alcuni diritti degli animali, che a legittimare nella pratica la consumazione di carne, la pesca (industriale e sportiva), la caccia ecologica, e la vivisezione \u00abquando \u00e8 necessaria\u00bb. Mira cio\u00e8 a fondare nel diritto l\u2019essenza della attuale dominazione degli uomini sugli animali, condannandone unicamente gli \u00ababusi\u00bb (corride, zoo, circhi, caccia sportiva, maltrattamenti su animali domestici, ecc.). Ora, \u00e8 significativo che non abbia mai letto alcun altro testo dove le esortazioni al rispetto ritornino con tanta insistenza:<\/p>\n<p>- ogni vita animale ha diritto al rispetto<\/p>\n<p>- l\u2019animale morto deve essere trattato con decoro<\/p>\n<p>- gli spettacoli [\u2026] devono rispettare anche la loro dignit\u00e0<\/p>\n<p>- ecc.<\/p>\n<p>Si capisce bene che l\u2019animale morto non pu\u00f2 che essere totalmente indifferente a tutta questa cortesia, esattamente come l\u2019animale ancora vivente: esso pu\u00f2 ovviamente trovare un vantaggio nel non essere pi\u00f9 maltrattato, ma \u00e8 probabile che se ne infischi completamente del fatto che si rispetti o no la sua dignit\u00e0. Queste nozioni di rispetto, di dignit\u00e0, di decenza hanno evidentemente un senso soprattutto per gli umani. E dunque, questo rispetto gli autori della Dichiarazione lo rivolgono a loro stessi e agli altri umani, ed \u00e8 proprio la loro dignit\u00e0 di uomini-padroni-degli-animali che hanno il dovere di rendere cos\u00ec onorabile ai loro stessi occhi, facendo delle dichiarazioni, delle declamazioni e delle proclamazioni di buone intenzioni davanti all\u2019Animale, il quale, senza chiedere pi\u00f9 di tanto, preferirebbe piuttosto dei miglioramenti pi\u00f9 concreti della propria sorte.<\/p>\n<p>Tra l\u2019altro, il virtuosismo di questa associazione (la LFDA) nell\u2019arte di rispettare ogni cosa che intende in realt\u00e0 tenere a distanza e non tutelare, lo dimostra ancora, tra altri, il seguente estratto:<\/p>\n<blockquote><p>Per quanto concerne l\u2019utilizzo a fini alimentari degli animali destinati alla macelleria o alla salumeria, bisognerebbe essere un vegetariano particolarmente intollerante per opporre, a nome suo e di altri, una condanna ed un rifiuto totale e definitivo. La scelta di un regime rigorosamente vegetariano risponde a delle motivazioni personali che scaturiscono dalla libert\u00e0 individuale, che si tratti di ragioni dietetiche ritenute valide dagli interessati, o di ragioni basate su convinzioni ideologiche profonde e <i>rispettabili<\/i>. Tuttavia, \u00e8 il caso di fare due osservazioni: innanzitutto, la Storia ci fornisce parecchi esempi di feroci vegetariani che si comportarono all\u2019epoca da tiranni sanguinari, che non rispettarono n\u00e9 la vita umana n\u00e9 quella animale. D\u2019altro canto, e questo \u00e8 pi\u00f9 importante, la privazione di alimentazione carnea comporterebbe evidentemente, per certi malati in particolare e per tutti gli Uomini in generale, dei rischi di carenze...\u00bb<span class=\"spip_note_ref\">\u00a0[<a id=\"nh5\" class=\"spip_note\" title=\"Testo Sant\u00e9 et Violence sur l\u2019homme et l\u2019animal, di J. Proteau (un medico!)\u00a0(...)\" href=\"#nb5\" rel=\"footnote\">5<\/a>]<\/span>.<\/p><\/blockquote>\n<p>La parola \u00abrispettabile\u00bb acquista qui tutto il suo senso nell\u2019esser preceduta dal versetto obbligatorio sull\u2019intolleranza, e di essere seguita dalla non meno obbligatoria (e oh! quanto delicata e pertinente) allusione a Hitler, senza contare la trasformazione verbosa in \u00abprivazione\u00bb di carne ci\u00f2 che la LFDA <i>non vuole<\/i> percepire come un <i>rifiuto<\/i> di mangiare animali<span class=\"spip_note_ref\">\u00a0[<a id=\"nh6\" class=\"spip_note\" title=\"La dominazione si mostra sempre come godimento, finch\u00e9 nessuno sconforto\u00a0(...)\" href=\"#nb6\" rel=\"footnote\">6<\/a>]<\/span>.<\/p>\n<p>Come ho gi\u00e0 detto, questo rispetto, che si ritiene di dover provare verso gli animali (del quale questi, per\u00f2, non sanno che farsene finch\u00e9 non si assicurano loro delle condizioni di vita migliori e non si abolisce la loro oppressione), occorre per\u00f2 rivolgerlo a qualcuno\u2026 e a chi altri se non a colui che lo professa cos\u00ec dignitosamente, con una cos\u00ec grande apertura mentale ed una cos\u00ec nobile bont\u00e0 di animo? Ed infatti ci si accorge presto che la maggior parte della gente, tra cui i militanti delle associazioni di difesa animale (SPA, Lega francese Contro la Vivisezione, ecc.), giudicano che uccidere o fare soffrire degli animali pi\u00f9 di quanto non sia \u00abnecessario\u00bb agli umani (la definizione di questa necessit\u00e0 \u00e8 elastica, sospettiamo\u2026) \u00e8 non soltanto \u00abinutile\u00bb, ma anche degradante, irrispettoso, indecente, ecc. <i>per gli uomini<\/i>: non solamente per gli individui che sono direttamente implicati in queste pratiche, ma per l\u2019Umanit\u00e0 tutta, che cos\u00ec ne viene sminuita.<\/p>\n<p>La difesa animale \u00e8 tipicamente paternalista nelle sue rivendicazioni, e mira solo a ricondurre lo sfruttamento in forma addolcite, ma non meno criminali. Le grandi manifestazioni degli ultimi anni avevano per tema \u00abContro il martirio animale e per la dignit\u00e0 umana\u00bb: qui si tratta innanzitutto di ridare lustro ai fregi dell\u2019umanit\u00e0, che sarebbero stati opacizzati da usanze \u00abdi un\u2019altra epoca\u00bb, \u00abbarbare\u00bb, \u00abarcaiche\u00bb, ecc. Tutto ci\u00f2 ha ben poco a vedere con la questione del benessere degli animali, e spesso non \u00e8 che un pretesto per emanare un rancore ed elevarsi a buon esempio per l\u2019umanit\u00e0. Ma, allo stesso tempo, si tratta di un chiaro tentativo di rispondere al crescente malcontento riguardo a ci\u00f2 che facciamo agli animali: una risposta del genere per\u00f2 \u00e8 solo polvere negli occhi, dichiarazioni di buona fede che mirano a bloccare ogni rimessa in discussione dei nostri privilegi. Piuttosto che voler cambiare una realt\u00e0 che le mette a disagio, che \u00e8 presumibilmente il fatto stesso che noi dominiamo gli animali, queste persone preferiscono demonizzare degli \u00ababusi\u00bb (cos\u2019\u00e8 che distingue un abuso da una pratica considerata normale?) e dei capri espiatori (vivisettori, lobby, maniaci della corrida, amanti delle pellicce, ecc.), per poter pi\u00f9 facilmente chiudere gli occhi sul resto e mantenere valide le loro pratiche.<\/p>\n<p>Eh s\u00ec: in un contesto di dominazione, portare rispetto e avere considerazione sono due cose molto differenti, e in genere quanto pi\u00f9 si rispetta qualcuno, tanto meno lo si vuole considerare.<\/p>\n<p>Certamente, in contrasto con ci\u00f2 che ho affermato sin qui, esistono sicuramente delle persone che parlano di rispetto dei dominati avendo davvero in mente l\u2019abolizione della loro oppressione<span class=\"spip_note_ref\">\u00a0[<a id=\"nh7\" class=\"spip_note\" title=\"\u00c8 il caso, ad esempio, di Tom Regan che considera che \u00abtrattare degli\u00a0(...)\" href=\"#nb7\" rel=\"footnote\">7<\/a>]<\/span>. E allora sostengo che questa parola non \u00e8 la pi\u00f9 opportuna. \u00c8 meglio, a mio avviso, lasciarne l\u2019uso esclusivo a tutti coloro che vogliono continuare a consolidare i propri privilegi, o ancora, a tutti quelli, dominanti o dominati, che per tutte le buone ragioni che si possono immaginare aspirano al mantenimento dello status-quo: cos\u00ec si sa senza ambiguit\u00e0 di cosa si parla. Voler farla finita con le dominazioni, non \u00e8 forse volere un mondo senza rispetto?<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"champ contenu_notes\">\n<h2 class=\"label\">Notes<\/h2>\n<div class=\"notes\" dir=\"ltr\">\n<div id=\"nb1\">\n<p><span class=\"spip_note_ref\">[<a class=\"spip_note\" title=\"Notes 1\" href=\"#nh1\" rev=\"footnote\">1<\/a>]\u00a0<\/span>Proverbio citato da \u00c9lise Boulding, \u00abLes Femmes et la Violence sociale\u00bb, nella raccolta <i>La violence et ses causes<\/i> , UNESCO, 1980, p. 255. Citato anche da Daniel Welzer-Lang, <i>Les Hommes violents<\/i>, Lierre et Coudrier, Paris 1991, p. 152.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"nb2\">\n<p><span class=\"spip_note_ref\">[<a class=\"spip_note\" title=\"Notes 2\" href=\"#nh2\" rev=\"footnote\">2<\/a>]\u00a0<\/span>Come, in situazione di costrizione, si possa essere portati a credersi liberi, e quali siano le ulteriori conseguenze ideologiche e pratiche di tali situazioni per l\u2019individuo che vi si trova immerso, \u00e8 ci\u00f2 di cui trattano due libri da psicologia sociale di J. L. Beauvois e R. Joule (<i>Soumission et Id\u00e9ologies<\/i>, ed. P.U.F, 1981, e <i>Petit Trait\u00e9 de manipulation \u00e0 l\u2019usage des honn\u00eates gens<\/i>, Presses Universitaires de Grenoble, 1987). Questi autori forniscono delle chiavi importanti per comprendere certi aspetti del f<i>unzionamento<\/i> della vita di societ\u00e0, come gli individui razionalizzino le loro azioni a posteriori ed integrino certi valori e non altri, e perch\u00e9 e come la nozione di libert\u00e0 sia cos\u00ec importante in certi sistemi socio-politici (le democrazie).<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"nb3\">\n<p><span class=\"spip_note_ref\">[<a class=\"spip_note\" title=\"Notes 3\" href=\"#nh3\" rev=\"footnote\">3<\/a>]\u00a0<\/span>Ma ho una mia idea in proposito. Gli indiani ai quali si fa riferimento erano animisti, credevano nell\u2019esistenza di un\u2019anima in ogni pietra, ogni corso di acqua e ogni animale. Credevano alla sopravvivenza dell\u2019anima degli animali come a quella degli uomini, e al loro potere sui viventi, e temevano dunque che gli spiriti di un animale maltrattato potessero tornare a vendicarsi: da qui dunque l\u2019interesse a scusarsi e a dare una grande pubblicit\u00e0 alle proprie scuse, affinch\u00e9 lo spirito comprendesse bene che \u00abnon si aveva l\u2019intenzione, ma bisognava farlo\u00bb (si ritrovano credenze e pratiche simili nella Grecia arcaica, dove un omicida smetteva di essere \u00abmacchiato\u00bb dal suo crimine nel momento in cui la sua vittima \u2013umana- lo perdonava dall\u2019aldil\u00e0). Se la mia ipotesi \u00e8 corretta, il loro rispetto (come il rispetto filiale, il rispetto delle leggi\u2026) \u00e8 ispirato allora dal timore, cosa che non trovo assolutamente degna di stima, per due ragioni: 1) preferisco chiamare \u00abgatto\u00bb un gatto, e \u00abtimore\u00bb un rispetto ispirato dal timore; 2) non trovo onorabile, n\u00e9 ragionevole, mettermi a rispettare, ammirare, venerare o servire qualcosa che temo: \u00e8 questo l\u2019atteggiamento abituale degli uomini verso ogni potere che \u00e8 loro superiore, e davanti alla forza in generale. Penso veramente che si abbia solo da guadagnare, in comprensione e azione, a sostituire alla psico-logica del rispetto l\u2019analisi logica dei rapporti con la forza.<\/p>\n<p>Detto ci\u00f2, ci sarebbe molto da dire, in altro ambito, anche sull\u2019attuale infatuazione indianista, che corrisponde molto spesso alla re-importazione di un modo di pensare religioso, l\u2019animismo, per la trasversalit\u00e0 dell\u2019interesse che suscita l\u2019immagine del bell\u2019indiano di figura maschile, che resiste all\u2019invasore, ecc. (invece, ad esempio, si parla pochissimo delle culture relativamente vicine, in quanto alle loro concezioni del mondo, che sono potute esistere, ed esistono ancora, in Africa nera: \u00e8 che gli africani non hanno, ahim\u00e9, un\u2019immagine altrettanto bella, di marca e vicina agli Occidentali come gli Amerindi).<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"nb4\">\n<p><span class=\"spip_note_ref\">[<a class=\"spip_note\" title=\"Notes 4\" href=\"#nh4\" rev=\"footnote\">4<\/a>]\u00a0<\/span>Qui mi permetto di riprendere alcuni passaggi di un precedente <a class=\"spip_in\" href=\"http:\/\/www.cahiers-antispecistes.org\/droits-de-lanimal-version-francaise\/\">articolo<\/a> , perch\u00e9 mi sono gi\u00e0 dedicato ad una critica dettagliata di questa Dichiarazione nel numero 2 (gennaio 1992) dei <i>Cahiers antisp\u00e9cistes lyonnais<\/i>. Ci\u00f2 \u00e8, in effetti, una vera truffa. Non \u00e8 un caso se uno dei suoi pi\u00f9 eminenti propagandisti correnti, Giorgio Chapouthier, autore di parecchi libri sui diritti degli animali, oltre al fatto che ci\u00f2 non gli impedisce di mangiare carne, \u00e8 egli stesso vivisettore!<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"nb5\">\n<p><span class=\"spip_note_ref\">[<a class=\"spip_note\" title=\"Notes 5\" href=\"#nh5\" rev=\"footnote\">5<\/a>]\u00a0<\/span>Testo <i>Sant\u00e9 et Violence sur l\u2019homme et l\u2019animal<\/i>, di J. Proteau (un medico!) nell\u2019opuscolo della LFDA, <i>Violence et Droits de l\u2019Animal<\/i>, 1985. Il corsivo di \u00abrispettabili\u00bb \u00e8 mio.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"nb6\">\n<p><span class=\"spip_note_ref\">[<a class=\"spip_note\" title=\"Notes 6\" href=\"#nh6\" rev=\"footnote\">6<\/a>]\u00a0<\/span>La dominazione si mostra sempre come godimento, finch\u00e9 nessuno sconforto morale o sensibile vi si insedia, e cerca di persuadersi che il rifiuto di partecipare \u00e8 un segno del non saper vivere, una rinuncia incomprensibile o malaticcia, un ascetismo, un\u2019incomprensione generale di quello \u00e8 che la vita, la vera vita. I bravi viventi fanno buona carne, gli altri non hanno \u00abcolto\u00bb niente (il segreto della felicit\u00e0 non \u00e8 forse essere in fase, in armonia, con l\u2019Ordine del Mondo?), e rinunciano, tristi, malati, degenerati per non aver compreso che l\u2019essenza della Vita, della Natura, \u00e8 il regno della forza e dell\u2019insensibilit\u00e0 nei confronti di ci\u00f2 su cui si detiene il potere.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"nb7\">\n<p><span class=\"spip_note_ref\">[<a class=\"spip_note\" title=\"Notes 7\" href=\"#nh7\" rev=\"footnote\">7<\/a>]\u00a0<\/span>\u00c8 il caso, ad esempio, di Tom Regan che considera che \u00abtrattare degli individui con rispetto consiste nel non trattarli come mezzi di un fine\u00bb, e che il diritto al rispetto \u00e8 assoluto per tutti gli \u00aboggetti di una vita\u00bb, che non devono essere da parte loro essere strumentalizzati in alcun modo (vedere in particolare l\u2019intervista di Tom Regan nei CAL n. 2, gennaio 1992, pagine da 15 a 26). Ma forse questo riferimento alla nozione di rispetto \u00e8 spiegato, in questo caso preciso, dalle credenze religiose di Tom Regan, che possono portarlo a credere che \u00abtutto va in fin dei conti nello stesso senso\u00bb, e che un atteggiamento psicologico \u00abpositivo\u00bb da parte del dominante porta necessariamente delle conseguenze positive per il dominato.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"wp-socializer wpsr-share-icons \" data-lg-action=\"show\" data-sm-action=\"show\" data-sm-width=\"768\" ><h3>Share and Enjoy !<\/h3><div class=\"wpsr-si-inner\"><div class=\"wpsr-counter wpsrc-sz-32px\" style=\"color:#000\"><span class=\"scount\"><span data-wpsrs=\"\" data-wpsrs-svcs=\"facebook,twitter,linkedin,pinterest,print,pdf\">0<\/span><\/span><small class=\"stext\">Shares<\/small><\/div><div class=\"socializer sr-popup sr-32px sr-circle sr-opacity sr-pad sr-count-1 sr-count-1\"><span class=\"sr-facebook\"><a rel=\"nofollow\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/share.php?u=\" target=\"_blank\"  title=\"Share this on Facebook\"  style=\"color: #ffffff\" ><i class=\"fab fa-facebook-f\"><\/i><span class=\"ctext\"><span data-wpsrs=\"\" data-wpsrs-svcs=\"facebook\">0<\/span><\/span><\/a><\/span>\n<span class=\"sr-twitter\"><a rel=\"nofollow\" href=\"https:\/\/twitter.com\/intent\/tweet?text=%20-%20%20\" target=\"_blank\"  title=\"Tweet this !\"  style=\"color: #ffffff\" ><i class=\"fab fa-twitter\"><\/i><\/a><\/span>\n<span class=\"sr-linkedin\"><a rel=\"nofollow\" href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/sharing\/share-offsite\/?url=\" target=\"_blank\"  title=\"Add this to LinkedIn\"  style=\"color: #ffffff\" ><i class=\"fab fa-linkedin-in\"><\/i><\/a><\/span>\n<span class=\"sr-pinterest\"><a rel=\"nofollow\" href=\"https:\/\/www.pinterest.com\/pin\/create\/button\/?url=&amp;media=&amp;description=\" target=\"_blank\"  title=\"Submit this to Pinterest\"  style=\"color: #ffffff\" data-pin-custom=\"true\"><i class=\"fab fa-pinterest\"><\/i><span class=\"ctext\"><span data-wpsrs=\"\" data-wpsrs-svcs=\"pinterest\">0<\/span><\/span><\/a><\/span>\n<span class=\"sr-print\"><a rel=\"nofollow\" href=\"https:\/\/www.printfriendly.com\/print?url=\" target=\"_blank\"  title=\"Print this article \"  style=\"color: #ffffff\" ><i class=\"fa fa-print\"><\/i><\/a><\/span>\n<span class=\"sr-pdf\"><a rel=\"nofollow\" href=\"https:\/\/www.printfriendly.com\/print?url=\" target=\"_blank\"  title=\"Convert to PDF\"  style=\"color: #ffffff\" ><i class=\"fa fa-file-pdf\"><\/i><\/a><\/span><\/div><\/div><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi ricordo ancora bene di una discussione avuta parecchi anni fa, che mi aveva parecchio colpito perch\u00e9 avevo avuto la brutale percezione di ci\u00f2 che significa veramente l\u2019idea di \u00abrispetto\u00bb. 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