{"id":1320,"date":"2007-11-09T13:53:01","date_gmt":"2007-11-09T12:53:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cahiers-antispecistes.org\/?p=1320&#038;lang=it"},"modified":"2016-05-01T13:55:28","modified_gmt":"2016-05-01T11:55:28","slug":"qualche-riflessione-in-merito-alla-sensibilita-che-alcuni-attribuiscono-alle-piante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cahiers-antispecistes.org\/it\/qualche-riflessione-in-merito-alla-sensibilita-che-alcuni-attribuiscono-alle-piante\/","title":{"rendered":"Qualche riflessione in merito alla sensibilit\u00e0 che alcuni attribuiscono alle piante"},"content":{"rendered":"<div class=\"champ contenu_texte\">\n<div class=\"texte\" dir=\"ltr\">\n<p>Quando affronto il tema del dominio che gli umani esercitano sugli altri animali, e in particolar modo il tema della carne, molte persone si mettono immediatamente a parlare delle piante in una modalit\u00e0 aggressiva: secondo loro, le piante pensano, sono coscienti, gridano, soffrono o provano piacere. In genere, queste persone sono in perfetta mala fede e se fingono di interessarsi alla sorte delle piante lo fanno solo per poter meglio continuare a disprezzare quella degli animali; cosicch\u00e9, dopo aver messo in evidenza il fatto che rifiutano il confronto, che \u00e8 quello il loro scopo, che non vogliono sentir parlare di prendere sul serio gli interessi degli animali, smetto di discutere in simili condizioni. Ma posso anche divertirmi a stare al loro gioco: se le piante fossero sensibili, l\u2019argomento contro l\u2019alimentazione carnea sarebbe rinforzato \u2013 almeno a livello logico. Infatti, dato che per produrre 1 gr di proteine di origine animale ci vogliono da 5 a 10 gr di proteine di origine vegetale, smettere di mangiare animali, pur continuando a mangiare piante, ridurrebbe la somma della sofferenza imposta a queste ultime di un fattore da 5 a 10; ecco un bell\u2019argomento... che per\u00f2 non scalfisce minimamente i miei interlocutori: essi ragionano in termini di tutto o niente, perch\u00e9 di fatto se ne infischiano totalmente di quella sofferenza che hanno la delicatezza di attribuire alle piante. Tuttavia, se essi si impegnassero ad alleviare la sofferenza umana solo nel caso in cui si aspettassero un risultato ideale, o anche solo comparabile a quello evocato qui sopra, non farebbero mai niente: non aiuterebbero n\u00e9 il Terzo Mondo, n\u00e9 la medicina, n\u00e9 il loro vicino... e neanche se stessi. Il che d\u00e0 la misura \u2013 per contrasto \u2013 di tutto il disprezzo che hanno per gli esseri viventi sensibili che non appartengano all\u2019Umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma ci sono anche persone che pensano sinceramente che le piante soffrano o abbiano una coscienza, anche se tra di loro sono rare quelle che ne ricavano conseguenze pratiche. \u00c8 a queste persone che mi rivolgo, poich\u00e9 il problema sta loro a cuore in modo sincero.<\/p>\n<p>Personalmente, non penso che le piante abbiano coscienza e che soffrano, che provino gioia e dolore. In realt\u00e0, questa non \u00e8 una mia credenza, ovvero una <i>verit\u00e0 rivelata<\/i> alla quale mi aggrappo perch\u00e9 mi piace - anche se \u00e8 chiaro che \u00e8 pi\u00f9 piacevole per me pensare che le piante non partecipino al vasto concerto della sofferenza.<\/p>\n<p>La penso perch\u00e9 \u00e8 l\u2019ipotesi pi\u00f9 verosimile che sia in accordo (in armonia) con i fatti di cui dispongo e con la comprensione del mondo che ho, almeno in parte, costruito su questi fatti.<\/p>\n<p>La prima ragione, gi\u00e0 considerevole, \u00e8 che non si conosce alcuna specie vegetale che disponga di un sistema nervoso, il che non sorprende, dal momento che la funzione di tale sistema \u00e8 di azionare i muscoli ed allo stesso tempo \u2013 appunto perch\u00e9 c\u2019\u00e8 motricit\u00e0 \u2013 di trasportare l\u2019informazione raccolta da diversi ricettori. Mentre gli organismi animali si sono evoluti verso una centralizzazione funzionale considerevole nel corso della storia naturale, le piante non hanno fatto altrettanto. Questa assenza di centralizzazione, questa autonomia di ogni parte nei confronti delle altre, che consente ad esempio la pratica della talea, fa s\u00ec che sia molto difficile applicare la nozione di individualit\u00e0 ai vegetali; se le piante soffrissero, ci si dovrebbe domandare <i>chi<\/i> \u00e8 che soffre: ogni foglia...? Bisogna considerare una pianta di fragole come una sola unit\u00e0 sensibile oppure come molteplici unit\u00e0? E in questo caso, a partire da quale momento del loro sviluppo? Soffrirebbero insieme, o singolarmente, o solo le radici? E la coscienza? Ecco delle domande concrete che emergono nel momento in cui si evoca l\u2019ipotesi di una sensibilit\u00e0 o di una coscienza, ma che nessuno si pone mai. Ma in ogni caso, anche se si pu\u00f2 dire che c\u2019\u00e8 trasferimento di informazioni, nella misura in cui alcune molecole si spostano, interagiscono in diversi luoghi con dei recettori della pianta e creano in questo modo degli effetti a catena, ci\u00f2 non autorizza affatto a stabilire che una <i>coscienza<\/i> le riceva, le centralizzi e le \u00abtratti\u00bb.<\/p>\n<p>Credo che molte persone abbiano difficolt\u00e0 ad immaginare la vita \u00abvegetativa\u00bb delle piante perch\u00e9 le nostre esperienze di animali ci fanno associare la coscienza e la sensibilit\u00e0 alla nozione di vita. Tuttavia, negli animali le attivit\u00e0 vitali coscienti sono legate alla motricit\u00e0, diversamente ad esempio dalla respirazione o dalla digestione; gli animali in coma, con encefalogramma piatto o decerebrati, <i>vivono<\/i>, e questo prova che una vita non cosciente \u00e8 possibile per un essere che non deve muoversi per sopravvivere. Difatti, perch\u00e9 le radici affondino nella terra o le foglie si volgano verso il sole non c\u2019\u00e8 bisogno di pi\u00f9 coscienza di quanta ne servirebbe per svilupparsi o per invecchiare.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi un altro argomento che mi sembra molto forte: il fatto che non si vede quale utilit\u00e0 evolutiva la sensibilit\u00e0 e la coscienza rappresenterebbero per le piante. Nel regno animale, esse giocano un ruolo considerevole nella vita e nella sopravvivenza degli individui, cos\u00ec come nella riproduzione. L\u2019ansia, la paura, il dolore, malgrado eventuali effetti indesiderati (per esempio, il panico pu\u00f2 condurre dritti nelle fauci del lupo), spingono l\u2019animale ad una reazione: di panico, di fuga, di difesa, di attacco... Esse sono una carta vincente nella misura in cui l\u2019essere interessato \u00e8 mobile, pu\u00f2 spostarsi, sottrarsi ad un pericolo, curarsi, e in generale cessano di essere utili laddove non \u00e8 pi\u00f9 il caso: un animale ferito che si mette in salvo continua tuttavia a provare dolore a causa della sua ferita, a volte completamente invano. E, come mostra l\u2019esistenza di individui che hanno un sistema nervoso deficiente e non percepiscono il dolore o che sono in stato comatoso o decerebrati, le ossa si rinsaldano, le ferite cicatrizzano, il sangue si coagula, il sistema immunitario agisce in tutta indipendenza dalla percezione del dolore: essa non offre alcuna utilit\u00e0 a questo livello, anzi \u00e8 tutto il contrario, perch\u00e9 negli animali la sensazione di dolore crea uno stress che, se non pu\u00f2 scaricarsi in una reazione cosciente si rivolta conto l\u2019organismo. Ora, le piante non hanno la mobilit\u00e0 che ha la maggior parte degli animali<span class=\"spip_note_ref\">\u00a0[<a id=\"nh1\" class=\"spip_note\" title=\"Infatti ci sono anche animali quasi immobili, come le conchiglie, di cui\u00a0(...)\" href=\"#nb1\" rel=\"footnote\">1<\/a>]<\/span> oppure, quando questa mobilit\u00e0 esiste, resta insufficiente per neutralizzare un\u2019aggressione. Perch\u00e9 allora avrebbero acquisito una coscienza nel corso della storia naturale? E se malgrado tutto ne avessero acquisita una, perch\u00e9 l\u2019avrebbero conservata?<\/p>\n<p>Cos\u00ec, poich\u00e9 le piante non possiedono nulla che somigli minimamente ad un sistema nervoso, poich\u00e9 non siamo a conoscenza di processi nelle piante che possano essere assimilati agli influssi nervosi (che trasformano l\u2019informazione a grande velocit\u00e0), poich\u00e9 una coscienza di, o una sensibilit\u00e0 a, dolore e piacere verosimilmente non servirebbe loro in alcun modo, e \u2013 possiamo immaginarlo \u2013 nuocerebbe forse alla loro sopravvivenza, penso che esse sono \u00abinsensibili\u00bb e \u00abmute\u00bb, viventi ma tuttavia \u00abinanimate\u00bb. Non solo questa \u00e8 l\u2019ipotesi pi\u00f9 semplice e pi\u00f9 verosimile, ma in pi\u00f9 l\u2019ipotesi opposta suscita problemi considerevoli che, a tutt\u2019oggi, non trovano l\u2019ombra di una risposta.<\/p>\n<p>Mi si obietter\u00e0 che cercare nelle piante un sistema nervoso simile al nostro o una coscienza organizzata come la nostra \u00e8 ingenuo antropomorfismo, che non \u00e8 strano che non si trovi nulla del genere e che questo non implica l\u2019inesistenza di una coscienza \u00aborganizzata in modo diverso\u00bb. Ma cosa potrebbe essere una tale \u00abcoscienza\u00bb \u00e8 completamente indefinito, e non si sa in cosa essa resterebbe una coscienza; ma questo sembra dar fastidio a pochi. Di fatto, penso che sia piuttosto la nostra volont\u00e0 di attribuire una coscienza e una sensibilit\u00e0 al regno vegetale a dar prova del nostro antropomorfismo. Esistono numerosi libri intitolati <i>L\u2019intelligenza delle piante<\/i> o <i>La vita segreta delle piante<\/i><span class=\"spip_note_ref\">\u00a0[<a id=\"nh2\" class=\"spip_note\" title=\"Peter Tompkins et Christopher Bird, La Vie secr\u00e8te des plantes, Robert\u00a0(...)\" href=\"#nb2\" rel=\"footnote\">2<\/a>]<\/span> che rigurgitano di aneddoti sulle piante sensibili alle intenzioni che si hanno nei loro confronti \u2013 e che esse capiscono\u00a0-, sensibili all\u2019affetto che si prova per loro, alla musica classica, ai dispiaceri che colpiscono gli umani che le circondano, capaci di gridare, di fare il broncio, di contare... In nessuno dei libri che ho letto o sfogliato ho trovato riferimenti precisi alle esperienze menzionate, che mi avrebbero permesso di risalire alle fonti primarie e a maggior ragione di riprodurle. Questo \u00e8 in s\u00e9 sospetto; in realt\u00e0, la sicurezza con cui \u00e8 riportato questo o quell\u2019esperimento rappresenta valore di prova<span class=\"spip_note_ref\">\u00a0[<a id=\"nh3\" class=\"spip_note\" title=\"Cf. Henri Broch, Le Paranormal:ses documents, ses hommes, ses m\u00e9thodes,\u00a0(...)\" href=\"#nb3\" rel=\"footnote\">3<\/a>]<\/span>. Il tono vuole essere immancabilmente rigoroso (quantunque umoristico e leggero) e lo stile e i termini si vogliono scientifici, ma le conclusioni che ne sono tratte c\u2019entrano come i cavoli a merenda, con ragionamenti non convincenti o addirittura illogici e non plausibili. Questi testi cercano di darsi un \u00ablook\u00bb argomentativo, ma fanno puramente e semplicemente appello non solo alla credulit\u00e0 ma anche alla complicit\u00e0 attiva, alla volont\u00e0 di credere del lettore. I risultati degli esperimenti descritti divengono immediatamente non credibili se ci si attarda un po\u2019 sui dettagli e si cerca di definire ci\u00f2 che implicano nella realt\u00e0; cos\u00ec, ci viene detto ad esempio che le piante fioriscono ascoltando musica classica (niente rock, non \u00e8 il loro genere...). Ora, soltanto tra gli umani il modo in cui \u00e8 recepito un tipo di musica varia considerevolmente da cultura a cultura, ed anche secondo le classi sociali all\u2019interno di una stessa cultura. Immaginiamo di poter viaggiare nel tempo, immaginiamo l\u2019indignazione e l\u2019incomprensione se si facesse ascoltare il blues, il jazz o il rock alla gente del XIX secolo! Apprezzare una musica, trovarla armoniosa non \u00e8 per niente spontaneo ma fa appello a un tipo di cultura musicale. E le piante apprezzerebbero al primo ascolto Bach o Brahms, e non Berloz o Haydn! Suvvia! Inoltre, uno strumento musicale ben accordato lo \u00e8 solo nella fascia di onde sonore che riusciamo a percepire. (Dicono che i cani odiano alcuni strumenti che a noi piacciono: scommettiamo allora che, quanto ad ultrasuoni, questi strumenti regalano loro una bella cacofonia!) E quindi, non solo le piante avrebbero come noi un senso dell\u2019estetica musicale \u2013 e addirittura lo stesso nostro! - ma sarebbero sensibili esclusivamente alle stesse lunghezze d\u2019onda a cui siamo sensibili noi \u2013 e tutte le specie vegetali indistintamente! Ecco un bell\u2019esempio di antropomorfismo.<\/p>\n<p>Sarebbe fastidioso mettersi ad esaminare e neutralizzare in questo modo i diversi pretesi esperimenti riportati in questo genere di libri, e di cui tutti hanno pi\u00f9 o meno sentito parlare. Secondo me, di fronte a tali esempi, ci sono pochi dubbi che gli autori di questi libri o articoli sono disonesti e che i lettori che ci credono sono compiacenti. \u00c8 per questo che mi interessa ricevere relazioni di esperimenti per poterli verificare e controllare. Difatti, per chi vuole capire un po\u2019 il mondo in cui vive, il fatto di poter accordare solo una mediocre fiducia alle concezioni scientifiche in voga<span class=\"spip_note_ref\">\u00a0[<a id=\"nh4\" class=\"spip_note\" title=\"Infatti non ho ancora incontrato un solo studio francese su una eventuale\u00a0(...)\" href=\"#nb4\" rel=\"footnote\">4<\/a>]<\/span> non implica purtroppo che le prospettive che pretendono di essere critiche nei confornti quelle non siano ancora peggiori. Attualmente, malgrado il fatto che la realt\u00e0 presupponga cos\u00ec poco (e anzi contraddica tanto) l\u2019ipotesi che le piante abbiano una sensibilit\u00e0 ed una coscienza, questa tesi trova un numero sempre pi\u00f9 consistente di sostenitori: sostenitori per principio, si potrebbe dire, che vi credono perch\u00e9 hanno voglia di credervi. Difatti, questi libri di qualit\u00e0 assai scadente (per non dire truffe...) di cui ho parlato possono soddisfare il lettore solo se questi \u00e8 convinto in partenza, o almeno gi\u00e0 molto favorevole, ossia solo se egli cerca giusto la conferma delle sue aspettative. Con ogni evidenza, ci piace l\u2019idea che le piante siano coscienti, sensibili, anche se non ci soffermiamo quasi per nulla a cercare di sapere nel dettaglio cosa potrebbe realmente essere questa coscienza o questa sensibilit\u00e0. Per giunta, questa idea esercita su di noi un vero fascino, al punto da incitarci ad accantonare una parte delle nostre conoscenze e del nostro senso critico. Per esempio, ci si pone molto meno la questione di sapere se gli invertebrati (insetti, molluschi...) sono sensibili, o se hanno una \u00abcoscienza\u00bb; eppure la risposta \u00e8 lungi dall\u2019essere evidente e dunque \u00e8 assolutamente legittimo porsi la domanda. Ma questo problema suscita molto meno entusiasmo ed interesse, non sembra rispondere ad alcuna aspirazione degli umani e non muove le folle; diciamo pure che tutti se ne infischiano. Il caso delle piante \u00e8 diverso, probabilmente perch\u00e9 ci sono infinitamente pi\u00f9 estranee di quanto non lo siano i piccoli animali ed \u00e8 questa estraneit\u00e0 che ci preoccupa.<\/p>\n<p>Ritengo infatti che dietro questa volont\u00e0 cos\u00ec diffusa di credere che le piante abbiano una coscienza o una sensibilit\u00e0 si nasconda la volont\u00e0 di concepire un mondo in cui tutto \u00e8 interconnesso dalla sensibilit\u00e0, in cui tutto ha un\u2019esistenza sensibile, una coscienza, tutto ha potenzialmente un discorso, un significato, una volont\u00e0: un mondo da cui il silenzio \u00e8 bandito, un mondo il cui silenzio \u00e8 bandito. Nello stesso modo, sono numerosi quelli che pensano che le pietre o gli oggetti siano sensibili al loro ambiente, a quello che succede, alla sofferenza degli altri, eventualmente, o alle loro emozioni: secondo degli schemi molto umani, evidentemente! Volont\u00e0 di un mondo in cui i nostri atti, i nostri stati d\u2019animo, le nostre emozioni hanno una ripercussione sull\u2019insieme della realt\u00e0, dove non si \u00e8 mai soli, dove ci\u00f2 che si fa o si sente prende importanza dal fatto di ripercuotersi sulla totalit\u00e0 della realt\u00e0 esteriore, di essere registrato dalla realt\u00e0. Come se un altro (Dio, o la Natura attraverso gli elementi naturali) restasse sempre in contatto con noi, anche quando siamo soli: egli fa attenzione a noi, in ogni caso sa della nostra presenza, non siamo soli al mondo e non siamo un \u00abniente\u00bb perch\u00e9 esistiamo in ogni circostanza per un altro!<\/p>\n<p>In realt\u00e0, questa intelligenza o esistenza sensibile delle piante o delle pietre (o delle montagne o della Terra...) non \u00e8 concepita che in un rapporto d\u2019utilit\u00e0 per gli umani: esse costituiscono le nostre memorie eterne, i nostri testimoni che, guardandoci vivere ci rinviano alla nostra vita e al suo senso. Attribuire loro una conscienza o una sensibilit\u00e0 permette di allontanare da noi l\u2019idea di una Natura che ci sarebbe totalmente estranea, l\u2019idea per esempio di vite che non avrebbero n\u00e9 interessi n\u00e9 scopi. Si accorda loro una sensibilit\u00e0 per rompere il silenzio e sostituirlo con un mormor\u00eco immaginario, l\u2019eterno brus\u00eco della vita e delle cose; ma per la quasi totalit\u00e0 della gente, ci\u00f2 non cambia un bel niente nella relazione pratica che si pu\u00f2 avere con la pianta o la pietra: esse verranno strappate o frantumate senza alcuna preoccupazione nei loro confronti e si continuer\u00e0 a parlare anche pi\u00f9 di prima di natura armoniosa e buona. Esse sono viste esclusivamente come recettori, concepite a notro uso, come polo relativo interamente subordinato all\u2019unico polo che gli umani vogliono considerare infine come realmente esistente o importante: l\u2019Umanit\u00e0.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"champ contenu_notes\">\n<h2 class=\"label\">Notes<\/h2>\n<div class=\"notes\" dir=\"ltr\">\n<div id=\"nb1\">\n<p><span class=\"spip_note_ref\">[<a class=\"spip_note\" title=\"Notes 1\" href=\"#nh1\" rev=\"footnote\">1<\/a>]\u00a0<\/span>Infatti ci sono anche animali quasi immobili, come le conchiglie, di cui non si sa affatto se provano dolore e piacere.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"nb2\">\n<p><span class=\"spip_note_ref\">[<a class=\"spip_note\" title=\"Notes 2\" href=\"#nh2\" rev=\"footnote\">2<\/a>]\u00a0<\/span>Peter Tompkins et Christopher Bird, <i>La Vie secr\u00e8te des plantes<\/i>, Robert Laffont, 1975; Martin Monestier, <i>De la musique et des secrets pour enchanter vos plantes<\/i>, Tchou\u00a0; Robert Fr\u00e9d\u00e9rick, <i>L\u2019Intelligence des plantes<\/i>, Arista, 1990\u00a0; Jean-Paul Gibiat, \u00abAvez-vous la main verte?\u00bb, dans <i>\u00c7a m\u2019int\u00e9resse<\/i> n\u00b017, juillet 1982<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"nb3\">\n<p><span class=\"spip_note_ref\">[<a class=\"spip_note\" title=\"Notes 3\" href=\"#nh3\" rev=\"footnote\">3<\/a>]\u00a0<\/span>Cf. Henri Broch, <i>Le Paranormal:ses documents, ses hommes, ses m\u00e9thodes<\/i>, Seuil, 1989. In questo libro estremamente critico, l\u2019autore cita un preteso esperimento relativo alla sensibilit\u00e0 delle piante che si era rivelato una bufala e d\u00e0 riferimenti a lavori scientifici in questo campo che hanno avuto solo esiti negativi. Spiegando anche cosa sono in realt\u00e0 le \u00abfotografie Kirlian\u00bb, scalza i fondamenti della maggior parte delle altre pretese prove che di solito sono avanzate.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"nb4\">\n<p><span class=\"spip_note_ref\">[<a class=\"spip_note\" title=\"Notes 4\" href=\"#nh4\" rev=\"footnote\">4<\/a>]\u00a0<\/span>Infatti non ho ancora incontrato un solo studio francese su una eventuale sensibilit\u00e0 alla sofferenza degli insetti, degli Aracnidi, degli Artropodi, dei molluschi... Nell\u2019<i>Encyclopaedia Universalis<\/i>, per esempio, il lungo articolo che tratta degli Imenotteri (api, formiche...) non menziona mai l\u2019esistenza di un sistema nervoso. Incredibile! Si pu\u00f2 pretendere di studiare o conoscere la vita o il comportamento di un essere senza neanche porsi la questione di sapere se soffre o no e cosa \u00e8 suscettibile di farlo soffrire? Ebbene, gli scienziati, soprattutto francesi, sembrano pensare di s\u00ec! Non si curano di questo argomento pi\u00f9 di quanto faccia l\u2019uomo della strada, il che \u00e8 assolutamente sintomatico del conformismo e della ristrettezza delle loro richerche. La sofferenza animale \u00e8 tab\u00f9 anche per gli scienziati.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"wp-socializer wpsr-share-icons \" data-lg-action=\"show\" data-sm-action=\"show\" data-sm-width=\"768\" ><h3>Share and Enjoy !<\/h3><div class=\"wpsr-si-inner\"><div class=\"wpsr-counter wpsrc-sz-32px\" style=\"color:#000\"><span class=\"scount\"><span data-wpsrs=\"\" data-wpsrs-svcs=\"facebook,twitter,linkedin,pinterest,print,pdf\">0<\/span><\/span><small class=\"stext\">Shares<\/small><\/div><div class=\"socializer sr-popup sr-32px sr-circle sr-opacity sr-pad sr-count-1 sr-count-1\"><span class=\"sr-facebook\"><a rel=\"nofollow\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/share.php?u=\" target=\"_blank\"  title=\"Share this on Facebook\"  style=\"color: #ffffff\" ><i class=\"fab fa-facebook-f\"><\/i><span class=\"ctext\"><span data-wpsrs=\"\" data-wpsrs-svcs=\"facebook\">0<\/span><\/span><\/a><\/span>\n<span class=\"sr-twitter\"><a rel=\"nofollow\" href=\"https:\/\/twitter.com\/intent\/tweet?text=%20-%20%20\" target=\"_blank\"  title=\"Tweet this !\"  style=\"color: #ffffff\" ><i class=\"fab fa-twitter\"><\/i><\/a><\/span>\n<span class=\"sr-linkedin\"><a rel=\"nofollow\" href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/sharing\/share-offsite\/?url=\" target=\"_blank\"  title=\"Add this to LinkedIn\"  style=\"color: #ffffff\" ><i class=\"fab fa-linkedin-in\"><\/i><\/a><\/span>\n<span class=\"sr-pinterest\"><a rel=\"nofollow\" href=\"https:\/\/www.pinterest.com\/pin\/create\/button\/?url=&amp;media=&amp;description=\" target=\"_blank\"  title=\"Submit this to Pinterest\"  style=\"color: #ffffff\" data-pin-custom=\"true\"><i class=\"fab fa-pinterest\"><\/i><span class=\"ctext\"><span data-wpsrs=\"\" data-wpsrs-svcs=\"pinterest\">0<\/span><\/span><\/a><\/span>\n<span class=\"sr-print\"><a rel=\"nofollow\" href=\"https:\/\/www.printfriendly.com\/print?url=\" target=\"_blank\"  title=\"Print this article \"  style=\"color: #ffffff\" ><i class=\"fa fa-print\"><\/i><\/a><\/span>\n<span class=\"sr-pdf\"><a rel=\"nofollow\" href=\"https:\/\/www.printfriendly.com\/print?url=\" target=\"_blank\"  title=\"Convert to PDF\"  style=\"color: #ffffff\" ><i class=\"fa fa-file-pdf\"><\/i><\/a><\/span><\/div><\/div><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando affronto il tema del dominio che gli umani esercitano sugli altri animali, e in particolar modo il tema della carne, molte persone si mettono immediatamente a parlare delle piante in una modalit\u00e0 aggressiva: secondo loro, le piante pensano, sono coscienti, gridano, soffrono o provano piacere. 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